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SCUDO SPAZIALE: PERCHÉ PUTIN E BUSH SI ACCENDONO PER UN’ARMA CHE
NON FUNZIONA PIÙ
Fu Ronald Reagan, nel 1983, a sognare uno
scudo in grado di difendere gli Usa dai missili nucleari dell’Unione Sovietica.
Da allora è passato un quarto di secolo, l’Impero del male è collassato
e il mondo è cambiato radicalmente, ma il progetto, seppure rivisto e corretto,
rimane una vera e propria ossessione per i repubblicani. Perché? E almeno
funziona? Tre insider dei circoli di Washington raccontano al Venerdì la
corsa allo scudo. Il sistema proposto per la Polonia ne è un
esempio. “Ai polacchi” spiega Coyle “è stata offerta una batteria di missili
Patriot, che, però, funzionano contro i missili a corto raggio, non contro
quelli a lungo raggio, che potrebbero arrivare dall’Iran. E quale potrebbe
essere una minaccia a corto raggio per la Polonia? La Russia? Se il problema
sono i russi, allora la scelta è comunque insensata: Mosca può battere anche la
più futuristica difesa antimissile che i polacchi possono concepire”. Coyle
conclude così: “Non conosco un solo esperto indipendente che supporti lo scudo
missilistico”. Lo ripete anche Richard Garwin. E se lo fa
lui, c’è da credergli. Garwin è probabilmente il più grande esperto di
armamenti e tecnologia militare in circolazione e ha consigliato tutte le
Amministrazioni, sia repubblicane sia democratiche, da Kennedy a Clinton Ha
anche passato la vita all’interno di una delle più misteriose e controverse
élite americane: i “Jason”, un gruppo di una quarantina dì cervelli, tra i più
brillanti del Pianeta, dalle identità in gran parte sconosciute, che. dal
Vietnam all’Iraq, hanno consigliato (e consigliano) il governo Usa in tema di
tecnologie strategiche. Garwin liquida così gli enormi problemi tecnici
dello scudo: “II sistema funzionerebbe solo ed esclusivamente se stati come l’Iran non prendessero contromisure per aggirarlo. Poiché però le
contromisure esistono e sono facilmente accessibili, sarà un fallimento”. Ma se i grandi esperti indipendenti concordano
che, tecnicamente, sarà una disfatta, perché Bush e i repubblicani insistono?
“Per ideologia” risponde Lawrence Korb, ex assistente del Segretario alla
Difesa durante l’amministrazione Reagan e oggi studioso dell’influente think
tank progressista Center for- American Progress di Washington. Korb
racconta che solo i repubblicani duri e puri sostengono il programma di difesa
missilistica: “Per loro è un test di fedeltà all’eredità di Reagan” spiega.
Korb descrive lo scudo come la risposta della destra a un mondo complesso, che
richiederebbe un serio impegno diplomatico per risolvere i conflitti. Ma poiché
i repubblicani vedono le trattative come il fumo negli occhi, cercano soluzioni
nella tecnologia. E, del resto, perché trattare con Mahmud Ahmadinejad o con
Vladimir Putin, se uno scudo può davvero azzerare le loro minacce? Philip Coyle
osserva: “Lo scudo missilistico è il programma di difesa più costoso della
storia: dal 1983 a oggi, gli Usa hanno speso almeno 120 miliardi di dollari.
Per i prossimi cinque anni, il Pentagono ha chiesto altri 62,5 miliardi: non si
vede la fine». Chi incasserà questo fiume di denaro? “Boeing, Raytheon,
Lockheed Martin” dice Coyle “e centinaia di aziende minori”. E la Russia? Mosca ha buone ragioni per
sentirsi minacciata, secondo Coyle: “Se un giorno il sistema proposto
per la Polonia riuscisse davvero a funzionare contro i missili iraniani,
allora funzionerebbe anche contro quelli russi diretti verso l’America.
E questo è qualcosa che Mosca non può accettare. Altra
cosa che preoccupa i russi è l'allargamento della Nato e la creazione di nuove
basi americane in un territorio controllato
in passato dall’Urss. Questo sistema antimissile richiederà tre nuove basi: una
nella Repubblica Ceca e due in Polonia”. Garwin rincara la dose: “II Cremlino
aveva offerto l’uso di un radar già esistente in Azerbaijan, se gli Usa fossero
stati veramente preoccupati per i missili iraniani, avrebbero dovuto
accettare”. Poi aggiunge: “Ci sono sicuramente personaggi di alto livello nel
governo Usa che vorrebbero agitare di nuovo la minaccia russa e la Russia ci mette
del suo, con quello che sta facendo in Georgia”. Che conseguenze avrà questo scudo?
“Il riarmo” replica Coyle “non è un mondo più sicuro quello che si prepara”. |