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GENOCIDIO IN
NOME DI DIO di Pubblicato
su L'espresso, 3 dicembre 2009 Al telefono i due
sacerdoti cattolici discutono di fondi
spediti in Africa. La loro conversazione non riguarda però
opere missionarie,
ma il sostegno all'Fdlr, un movimento armato accusato di crimini contro
l'umanità. “Sì,
era con Padre Stan dei 'Fratelli della Carità'”.
“Sono loro che organizzano il finanziamento?”
“Sì, sono loro”. “Ma come
fanno
quelli dell'Fdlr? Vanno a prendere i soldi da Stan viaggiando fino a
Kigoma?”.
“Sì, così ho sentito dire dire.
Casoliva, Stan e i Fratelli della carità sono
in contatto con quelle persone, ma queste notizie sono assolutamente
segrete”. E' un
intrigo da spy story: missionari che operano
in un paese africano insanguinato da una guerra infinita e che
simpatizzano e finanziano
milizie armate che stuprano donne, massacrano civili, reclutano bambini
soldato. La ricostruzione choc emerge
da
un rapporto dell'Onu strictly confidential, ovvero
'altamente
riservato'- il grado più alto di segretezza per i documenti
delle Nazioni
Unite- di cui
“L'espresso” è in grado di
rivelare i contenuti. Il paese
è la Repubblica democratica del Congo, uno stato
incastonato nel cuore dell'Africa, dotato di immense risorse naturali,
come oro
e il coltan fondamentale per produrre telefonini, e circondato da
nazioni
instabili e problematiche, come il Sudan o il Ruanda. Dal '98 ad oggi,
si stima
che almeno 5 milioni di congolesi siano stati sterminati da conflitti,
malattie
e miseria. A insanguinare il paese sono
milizie come le 'Forces Démocratiques de
Libération du Rwanda' (Fdlr),
una delle più temute organizzazioni politico-militari
dell'Africa, in cui sono
confluiti membri dell'etnia hutu fuggita dal Ruanda dopo aver scatenato
il
genocidio del 1994 che cancellò 800mila vite in 100 giorni.
Scappati dopo il
massacro innescato da loro stessi, migliaia di hutu non hanno
più voluto
rimettere piede in Ruanda: alcuni sono fuggiti in Europa e in America,
molti
sono rimasti nel vicino Congo,innescando una catastrofe umanitaria.
Tanti non
vogliono rientrare perché temono le rappresaglie, tanti
invece rimangono in
Congo perché hanno messo in piedi traffici lucrosissimi di
materie prime: una
valanga di dollari che va a finanziare l'agenda politico-militare
dell'Fdlr. Il
risultato è un paese destabilizzato da migliaia di uomini
armati, con campi in
cui si ammassano rifugiati e combattenti in un mix esplosivo. Non tutti i
miliziani dell'Fldr sono genocidari. Il
leader supremo Ignace Murwanashyaka, per esempio, che vive in Germania
ed è
stato arrestato dai tedeschi la settimana scorsa, non era in Ruanda al
tempo
dello sterminio. Ma indubbiamente nell'organizzazione non mancano
personaggi
che si sono macchiati di crimini efferati, tipo il colonnello
Ildephonse
Nizeyimana, in cima alla lista dei ricercati per il genocidio ruandese
e
catturato infine ad ottobre dall'Interpol. Il rapporto
ottenuto da “L'espresso” è frutto del
lavoro
del gruppo di esperti Onu che opera nella Repubblica Democratica del
Congo,
diplomatici che hanno documentato attacchi ai civili, stupri, torture,
bambini
arruolati come soldati. Crimini di cui è responsabile la
leadership
politico-militare dell'Fdlr, secondo il documento. “Il
gruppo”, recita il
report, “ha documentato più di 240 comunicazioni
tra Murwanashyaka e i telefoni
satellitari usati dai comandanti di campo, incluso il generale
Sylvestre
Mudacumura”, un militare di altissimo livello che, via radio,
ha impartito
ordini del tipo: “Bisogna attaccare la popolazione civile per
creare una
catastrofe umanitaria: questo spingerà la
comunità internazionale a imporre al
governo di trattare con l'Fdlr”. E' gente
come Ignace Murwanashyaka, che il missionario
saveriano Pier Giorgio Lanaro definisce “amica”.
Dall'analisi delle sue email,
gli esperti Onu ricostruiscono il supporto economico di padre Lanaro
all'Fdlr.
“Per l’Europa”, recita un messaggio del
religioso, “sto scrivendo al presidente
Ignace per vedere come eventualmente farli arrivare in Italia, magari
attraverso miei fratelli, per evitare complicazioni di altro genere,
dato che -leggo
in un email ricevuto oggi stesso- il conto bancario delle FDLR in
Germania è
stato sospeso”. Lanaro, conclude il dossier Onu,
“ha deliberatamente dirottato
i fondi, raccolti dalla sua congregazione in Europa per il sostegno
alla
popolazione rifugiata, per fare in modo da sostenere direttamente
l'Fdlr. Ha
fatto ciò con la complicità di Franco Bordignon,
responsabile regionale per le
finanze dei Saveriani a Bukavu”. Ma i Saveriani non sono gli
unici a finire nel
mirino, nel rapporto si citano anche i “Brothers of
Charity” o “Fratelli della
Carità” (www.brothersofcharity.org), una
congregrazione papale che gode dello
status di consigliere dell'Economic and Social Council dell'Onu.
Infine, tra
una mail e l'altra, sbuca il nome di padre Jean Berchmans
Turikubwigenge. Chi
è? Oggi è il vicedirettore della Pastorale
Missionaria della diocesi di Lucca,
ma per ricostruire il suo passato bisogna sfogliare il rapporto del
2008 dal
titolo “La leadership all'estero dei gruppi armati
ruandesi”, dove una foto
ritrae padre Turikubwigenge in tuta mimetica da cappellano militare.
Ordinato
prete da papa Wojtila nel '90, è rimasto in Ruanda negli
anni del genocidio.
Secondo testimonianze raccolte dall'osservatrice Rakiya Omaar,
l'esperienza da
cappellano l'avrebbe cambiato profondamente: “i suoi
programmi erano puramente
militari”. Forse questi stretti rapporti con i combattenti,
conclude la Omaar,
“potrebbero aiutare a spiegare le accuse che sono state mosse
contro di lui per
il genocidio, ovvero: l'aver distribuito armi agli hutu, aver aiutato i
soldati
a mobilizzare la popolazione, l'essere stato visto spesso ai posti di
blocco
[dove venivano individuati i tutsi da massacrare, ndr]”. Non solo: un
altro sacerdote d'etnia
hutu è stato arrestato a Firenze lo
scorso mese con l'accusa di aver partecipato a una strage di studenti
in
Ruanda. |