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Inchieste

GENOCIDIO IN NOME DI DIO

di Stefania Maurizi

Pubblicato su L'espresso, 3 dicembre 2009

Al telefono i due sacerdoti cattolici discutono di fondi spediti in Africa. La loro conversazione non riguarda però opere missionarie, ma il sostegno all'Fdlr, un movimento armato accusato di crimini contro l'umanità.

“Sì, era con Padre Stan dei 'Fratelli della Carità'”. “Sono loro che organizzano il finanziamento?” “Sì, sono loro”. “Ma come fanno quelli dell'Fdlr? Vanno a prendere i soldi da Stan viaggiando fino a Kigoma?”. “Sì, così ho sentito dire dire. Casoliva, Stan e i Fratelli della carità sono in contatto con quelle persone, ma queste notizie sono assolutamente segrete”.

E' un intrigo da spy story: missionari che operano in un paese africano insanguinato da una guerra infinita e che simpatizzano e finanziano milizie armate che stuprano donne, massacrano civili, reclutano bambini soldato. La ricostruzione choc  emerge da un rapporto dell'Onu strictly confidential, ovvero 'altamente riservato'- il grado più alto di segretezza per i documenti delle Nazioni Unite-  di cui “L'espresso” è in grado di rivelare i contenuti.

Il paese è la Repubblica democratica del Congo, uno stato incastonato nel cuore dell'Africa, dotato di immense risorse naturali, come oro e il coltan fondamentale per produrre telefonini, e circondato da nazioni instabili e problematiche, come il Sudan o il Ruanda. Dal '98 ad oggi, si stima che almeno 5 milioni di congolesi siano stati sterminati da conflitti, malattie e miseria. A insanguinare il paese sono  milizie come le 'Forces Démocratiques de Libération du Rwanda' (Fdlr), una delle più temute organizzazioni politico-militari dell'Africa, in cui sono confluiti membri dell'etnia hutu fuggita dal Ruanda dopo aver scatenato il genocidio del 1994 che cancellò 800mila vite in 100 giorni. Scappati dopo il massacro innescato da loro stessi, migliaia di hutu non hanno più voluto rimettere piede in Ruanda: alcuni sono fuggiti in Europa e in America, molti sono rimasti nel vicino Congo,innescando una catastrofe umanitaria. Tanti non vogliono rientrare perché temono le rappresaglie, tanti invece rimangono in Congo perché hanno messo in piedi traffici lucrosissimi di materie prime: una valanga di dollari che va a finanziare l'agenda politico-militare dell'Fdlr. Il risultato è un paese destabilizzato da migliaia di uomini armati, con campi in cui si ammassano rifugiati e combattenti in un mix esplosivo.

Non tutti i miliziani dell'Fldr sono genocidari. Il leader supremo Ignace Murwanashyaka, per esempio, che vive in Germania ed è stato arrestato dai tedeschi la settimana scorsa, non era in Ruanda al tempo dello sterminio. Ma indubbiamente nell'organizzazione non mancano personaggi che si sono macchiati di crimini efferati, tipo il colonnello Ildephonse Nizeyimana, in cima alla lista dei ricercati per il genocidio ruandese e catturato infine ad ottobre dall'Interpol.

Il rapporto ottenuto da “L'espresso” è frutto del lavoro del gruppo di esperti Onu che opera nella Repubblica Democratica del Congo, diplomatici che hanno documentato attacchi ai civili, stupri, torture, bambini arruolati come soldati. Crimini di cui è responsabile la leadership politico-militare dell'Fdlr, secondo il documento. “Il gruppo”, recita il report, “ha documentato più di 240 comunicazioni tra Murwanashyaka e i telefoni satellitari usati dai comandanti di campo, incluso il generale Sylvestre Mudacumura”, un militare di altissimo livello che, via radio, ha impartito ordini del tipo: “Bisogna attaccare la popolazione civile per creare una catastrofe umanitaria: questo spingerà la comunità internazionale a imporre al governo di trattare con l'Fdlr”.

E' gente come Ignace Murwanashyaka, che il missionario saveriano Pier Giorgio Lanaro definisce “amica”. Dall'analisi delle sue email, gli esperti Onu ricostruiscono il supporto economico di padre Lanaro all'Fdlr. “Per l’Europa”, recita un messaggio del religioso, “sto scrivendo al presidente Ignace per vedere come eventualmente farli arrivare in Italia, magari attraverso miei fratelli, per evitare complicazioni di altro genere, dato che -leggo in un email ricevuto oggi stesso- il conto bancario delle FDLR in Germania è stato sospeso”. Lanaro, conclude il dossier Onu, “ha deliberatamente dirottato i fondi, raccolti dalla sua congregazione in Europa per il sostegno alla popolazione rifugiata, per fare in modo da sostenere direttamente l'Fdlr. Ha fatto ciò con la complicità di Franco Bordignon, responsabile regionale per le finanze dei Saveriani a Bukavu”. Ma i Saveriani non sono gli unici a finire nel mirino, nel rapporto si citano anche i “Brothers of Charity” o “Fratelli della Carità” (www.brothersofcharity.org), una congregrazione papale che gode dello status di consigliere dell'Economic and Social Council dell'Onu. Infine, tra una mail e l'altra, sbuca il nome di padre Jean Berchmans Turikubwigenge. Chi è? Oggi è il vicedirettore della Pastorale Missionaria della diocesi di Lucca, ma per ricostruire il suo passato bisogna sfogliare il rapporto del 2008 dal titolo “La leadership all'estero dei gruppi armati ruandesi”, dove una foto ritrae padre Turikubwigenge in tuta mimetica da cappellano militare. Ordinato prete da papa Wojtila nel '90, è rimasto in Ruanda negli anni del genocidio. Secondo testimonianze raccolte dall'osservatrice Rakiya Omaar, l'esperienza da cappellano l'avrebbe cambiato profondamente: “i suoi programmi erano puramente militari”. Forse questi stretti rapporti con i combattenti, conclude la Omaar, “potrebbero aiutare a spiegare le accuse che sono state mosse contro di lui per il genocidio, ovvero: l'aver distribuito armi agli hutu, aver aiutato i soldati a mobilizzare la popolazione, l'essere stato visto spesso ai posti di blocco [dove venivano individuati i tutsi da massacrare, ndr]”.

Non solo: un altro sacerdote  d'etnia hutu è stato arrestato a Firenze lo scorso mese con l'accusa di aver partecipato a una strage di studenti in Ruanda. 

Gli esponenti della Chiesa cattolica, però, non sono gli unici a uscir male dal rapporto degli esperti Onu. Quella che affiora dal documento è una storia senza eroi. Ne escono a pezzi potenze regionali come Uganda e Burundi, che sfruttano i traffici di metalli preziosi che insanguinano il Congo, alimentando conflitti feroci che si giocano intorno a due logiche: il predominio dei signori della guerra e la spartizione delle immense ricchezze naturali del Paese. Stando al rapporto, ogni anno verrebbe trafficato oro per il valore di 1,24 miliardi di dollari: una ricchezza folle che lascia per sempre il paese e ingrassa guerriglieri e trafficanti. Ne escono, poi, malissimo i 5 membri del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, tipo la Cina, che continua a imbottire di armi un paese allo stremo, ma anche la civilissima Francia, dove vive indisturbato il numero due dell'Fdlr, Callixte Mbarashimana. “La Germania ha arrestato il numero uno, Murwanashyaka. La Francia che ha fatto?”, chiede provocatoriamente un diplomatico che conosce bene il dossier Congo. Infine, ne escono a pezzi gli stessi congolesi, che non riescono a far pulizia neppure tra i loro ranghi, mantenendo  nel loro esercito il generale Bosco Ntaganda, arruolatore di bambini soldato accusato di massacri colossali. A chi gli chiede conto del generale Ntaganda, il ministro dell'Informazione, Lambert Mende, risponde senza scomporsi: “Tutti gli eserciti del mondo sono pieni di criminali di guerra”.