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IL
BARONE SISMICO
di
Stefania Maurizi
Pubblicato
su L’espresso, 23 aprile 2009
Nella
comunità scientifica, la tragedia abruzzese ha riaperto una
ferita: quella
della prevenzione. Nessuno ha il coraggio di uscire allo scoperto. Ma
scossa
dopo scossa, tornano in discussione vecchi dubbi, che riguardano
l'Istituto
nazionale di geofisica e vulcanologia, da 26 anni regno di Enzo Boschi.
Una
struttura unica nel mondo della ricerca italiana. Mille dipendenti tra
precari
e stabilizzati, fondi per 94 milioni nel 2008, Boschi e la sua creatura
sono
riusciti a sopravvivere a tutti i terremoti italiani, quelli reali e
quelli
politici.
L'Ingv
è l'unico ente di ricerca che ha
assunto un ruolo strategico nella vita del paese grazie alla
convenzione con la
Protezione civile. Senza questo legame, ammette lo stesso Boschi,
sarebbe stato
condannato all'estinzione: "Negli anni '80", racconta a 'L'espresso',
"era un ente di sole ottanta persone". Ma la convenzione per 'la
sorveglianza sismica e vulcanica' è uno strumento efficace
per fronteggiare le
catastrofi?
Il
servizio di monitoraggio dell'Ingv è considerato
ottimo: con 400 stazioni e una vigilanza 24 ore su 24, ha portato
l'Italia tra
i paesi all'avanguardia. Basta ricordare la situazione al tempo
dell'Irpinia.
"Allora la rete era semi-inesistente", ricorda Franco Barberi,
vicepresidente della Commissione grandi rischi della Protezione civile:
"ci vollero 3 giorni per avere le coordinate dell'epicentro, tanto che,
non conoscendo con esattezza l'area colpita, i soccorsi venivano
fermati nei
paesi meno danneggiati". Da allora progressi e investimenti non sono
mancati: dei 21,5 milioni versati ogni anno da Bertolaso all'ente di
Boschi ben
15 vengono assorbiti da questa rete.
I
dati così raccolti vengono valutati dalla
Commissione grandi rischi della Protezione civile, che esprime il
parere
consultivo sull'allerta. Si è riunita il 31 marzo: sei
giorni prima della
scossa che ha ucciso quasi 300 persone. Lì siedono, tra gli
altri, Boschi,
Claudio Eva, Giulio Selvaggi e Gian Michele Calvi: le massime
intelligenze
dell'Ingv. Sul tavolo ci sono i dati sullo sciame che da gennaio
tormenta
l'Abruzzo ma la riunione dura un'ora: dalle 18.30 alle 19.30.
'L'espresso' ha
letto il verbale: è un documento puramente descrittivo. Non
riporta valutazioni
tecniche, né l'analisi scientifica delle scosse. "Boschi
spiega che... la
semplice osservazione di piccoli terremoti non costituisce fenomeno
precursore
(di una grande scossa, ndr)". E ancora: "Barberi conclude che non
c'è
motivo per cui si possa dire che una sequenza di bassa magnitudo possa
essere
considerata precursore di un forte evento". La linea dell'Istituto
è
sempre stata chiara: la previsione è impossibile. Boschi lo
ribadisce a
'L'espresso': "Dobbiamo solo fare quello che in gergo si chiama early
warning". Una posizione che venne contestata nel 2002, dopo la scossa
di
San Giuliano, dall'allora presidente della Società Geologica
Italiana, Uberto
Crescenti: "Non è possibile affidare solo alla sismologia il
compito di
difendere il paese: non riusciranno mai a interpretare i dati,
perché gli manca
la conoscenza della storia geologica del territorio".
In
26
anni, questa è stata l'unica sfida ufficiale a Boschi,
allievo di Antonino
Zichichi e di quella scuola di scienziati che non disprezzano
l'abbraccio con
la politica. Nell'estate 2008 la sua stagione sembrava finita. Ma ecco
che a
fine luglio arriva la proroga, rinnovata a gennaio dal ministro
Gelmini, con
indennità annuale di 125 mila euro. E con la Gelmini, Boschi
arriva a
solidarizzare in modo totale: "Ha fatto l'esame da avvocato a Reggio
Calabria perché era più facile? L'avrei fatto
anch'io", dichiara alla
'Stampa' nel settembre scorso: "Anch'io ho fatto tutto quello che in
genere si fa per fare carriera. Ho leccato il sedere quando c'era da
leccarlo,
ho assecondato, ho chinato la testa: non ho paura a negarlo".
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