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PARTITI
PER LA TANGENTE
Tutto
qui? La nuova Tangentopoli è senza tangenti?
Almeno per ora, sì. Perché
quelli analizzati nei provvedimenti di custodia cautelare sono
soprattutto
appalti prossimi venturi: "Deliberati ma non aggiudicati", come
scrive il giudice, quelli di Romeo per gli enti napoletani; ancora da
edificare
e vendere nell'area Castello di Ligresti; non assegnati nel caso delle
accuse
petrolifere di Potenza contro il deputato Pd Salvatore Margiotta.
Diverso il
discorso sui cantieri già consegnati. Le commesse milionarie
per la gestione di
case popolari e immobili pubblici vinti da Romeo a Milano (vedi box),
nei
ministeri ma soprattutto nelle città dove potevano pesare le
sue relazioni con
gli ex dc. L'avvocato vuole entrare (come dimostra la telefonata con
Renzo
Lusetti) anche nel business fiorentino ma il congresso toscano della
Margherita
non premia i 'suoi' candidati. Appalti futuri, reati virtuali. Diversa
storia è
la gestione delle gare per le case popolari e gli immobili pubblici
messe in
tasca dall'avvocato partenopeo a Roma e Napoli. E cosa è
successo intorno alle
grandi opere assegnate in riva all'Arno dagli assessori e dai tecnici
travolti
nell'inchiesta su Castello: dal parcheggio della Fortezza al
Sottopasso, già
oggetto di un'indagine della Finanza per danno erariale, alla tramvia
che ha
spaccato la città? Ma
nessuno parla al telefono di tangenti. E senza confessioni,
è duro ipotizzare
la corruzione. La vecchia Mani pulite era alimentata da un meccanismo
di lunghe
detenzioni in carcere e conseguenti rivelazioni. Oltre all'uso delle
manette,
sulla crescita dell'inchiesta aveva influito il crollo dei partiti
tradizionali
e la crisi economica, spingendo gli industriali a fare nomi fino ad
allora
intoccabili. Un meccanismo che, nonostante nelle ultime indagini le
persone in
carcere siano pochissime, potrebbe ripetersi ora che gli assetti
politici del
centrosinistra traballano: qualcuno degli arrestati potrebbe essere
spinto a
collaborare, investendo su nuovi referenti per il futuro. Quello che
fece
Alfredo Romeo nel 1993. Oppure
possono esserci incidenti che aprono una crepa nella rete di interessi.
Prendete il caso di Terni, dove una piccola inchiesta potrebbe aprire
grandi
scenari. A novembre sono finiti in carcere quattro dirigenti della
Soprintendenza di Perugia, accusati di avere intascato 70 mila euro per
chiudere un occhio sui cantieri di una ditta specializzata in restauri.
Ma la
sorpresa è arrivata quando le Fiamme gialle hanno perquisito
la sede romana
della Olimpo Srl: c'erano 250 mila euro, già divisi in
mazzette con i nomi dei
destinatari. In più una sorta di libro mastro delle
tangenti, con sigle ancora
da decifrare. Il giudice ha scritto: "Sussistono in altre regioni
d'Italia
episodi ulteriori". E in uno dei verbali si parla di lavori in Emilia,
nel
Lazio e in Campania. Soltanto nella capitale sono citati i restauri di
quattro
chiese e persino del complesso monumentale del San Michele, che ospita
una
delle sedi del ministero dei Beni culturali. Appalti che riguardano da
vicino
anche enti ecclesiastici di primo piano. E pure Romeo discute al
telefono di
cattedrali da restaurare e prelati da agganciare. Il
dossier sullo scandalo umbro è stato trasmesso alla Procura
di Roma da alcune
settimane, ma non risulta che sia stato ancora assegnato a un pm. Nella
capitale è finito anche uno stralcio della istruttoria
campana: un capitolo
incentrato sulle intercettazioni relative a Paolo Troiano, enfant
prodige del
Consiglio di Stato, vice segretario generale di Palazzo Chigi con
Berlusconi e
Prodi, poi nominato capo di gabinetto dell'Antitrust. Ma c'è
il rischio che
tutto il procedimento Romeo possa approdare a Roma, sulla scia delle
dichiarazioni di alcuni indagati con elementi velenosi nei confronti
del
procuratore capo Giandomenico Lepore. Uno schema antico, che consente
quantomeno di dilatare i tempi. Le
preoccupazioni per i prossimi passi delle inchieste riguardano tutte le
forze
politiche. Perché nelle due indagini principali sono stati
registrati i
rapporti tra grandi imprenditori e segreterie nazionali a cavallo degli
appuntamenti elettorali. I rapporti tra Romeo e il vertice del 'suo'
partito,
la Margherita, si intensificano poche settimane prima delle
amministrative di
maggio 2007, quando spesso parla di incontri con Francesco Rutelli. I
carabinieri del Ros invece hanno intercettato l'utenza chiave di
Fondiaria,
quella di Fausto Rapisarda, durante le politiche della scorsa
primavera. E
l'esistenza di patti occulti è svelata da una telefonata
dello scorso ottobre,
con un'ambasciata trasmessa a Ligresti da tre parlamentari del Pdl:
"Siccome
loro adesso sono già in campagna elettorale, allora dice...
''se lo stadio vi
va bene, noi non diciamo niente, sennò facciamo casino,
perché sappiamo i
rapporti che voi... il vostro gruppo ha con il nostro...'" |