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Un vecchio studio, proprio di
fronte al British Museum, e su un divano un maestoso ultranovantenne dalla
figura snella e dritta, la memoria che impressiona e due occhi che luccicano
tra le rughe: hanno visto così tante cose.
E’ uno dei ricordi più vividi del
mio esordio professionale: io, studentessa di un Master di giornalismo
catapultata a Russell Square, Londra, per intervistare il grande Jo Rotblat, un
“legno dritto dell’umanità”, l’unico fisico nucleare che abbandonò il progetto
di costruzione della prima bomba atomica, non appena scoprì che i nazisti non
avevano l’atomica.
Attualmente, il giornalismo è la
mia passione e la mia professione. Collaboro regolarmente con L'ESPRESSO
e con IL VENERDI’ di REPUBBLICA. Ho collaborato dal 2001 al 2006 con LA
STAMPA e con il settimanale DIARIO.
Non penso assolutamente al
giornalismo in termini di carriera. Ci penso in termini di interesse autentico,
mi sento vicina alle persone che amano un mestiere e puntano a farlo bene, anzi
benissimo.
Credo nella forza del giornalismo,
che per me è solo uno: quello d’ inchiesta e d’approfondimento. Il giornalismo
che indaga e dà fastidio.
Accedere a questa professione mi è
costato tanto: non ho speso tutto il tempo e le energie “for merely printing
news”.
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